Scusate ma ora che è stato pubblicato mi accorgo di non aver firmato il messaggio.
Emiliano Lambiase
Puberty blockers e la lettera della SPI a Meloni
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Emiliano Lambiase
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DAILA CAPILUPI [3284]
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Re: Puberty blockers e la lettera della SPI a Meloni
Gentili colleghi,
vi prego di inserire il mittente nelle mail.
Un caro saluto
Daila Capilupi moderatrice mailing list Sitcc
vi prego di inserire il mittente nelle mail.
Un caro saluto
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angelo maria inverso
Re: Puberty blockers e la lettera della SPI a Meloni
A tutti i colleghi salute,
In realtà la segnalazione che sto per fare non riguarda direttamente il tema dei puberty blockers, ma più ampiamente la regolamentazione degli interventi psicologici nelle disforie di genere, ipotizzate in una fase precoce dello sviluppo. Il tema è la libertà di approccio in sede psicoterapeutica. il luogo è gli Stati Uniti d'America. Poiché sia il tema che il luogo sono rilevanti nella nostra cultura e nelle opzioni preferenziali nel nostro ambito professionale, sono orientato a considerare l'articolo di grande importanza pertanto ve lo segnalo con una brevissima introduzione
L'articolo prende spunto da una sentenza del 31 marzo 2026, della Corte Suprema degli Stati Uniti che ha ridefinito i confini della regolamentazione professionale medica nella storica sentenza Chiles v. Salazar. La sentenza si riferisce ad un caso in cui Kaley Chiles, una consulente accreditata nel Colorado, ha contestato una legge statale del 2019 che vietava ai professionisti sanitari autorizzati di praticare terapie volte a cambiare l'orientamento sessuale o l'identità di genere dei minori. La corte ha dato ragione alla ricorrente stabilendo, con una maggioranza di 8 a 1, che il divieto del Colorado sulla "terapia di conversione" per i minori, applicato alla psicoterapia basata esclusivamente sul dialogo (talk therapy), costituisce una discriminazione basata sul punto di vista (viewpoint discrimination) e una regolamentazione del discorso basata sul contenuto (content-based), violando il Primo Emendamento.
La posizione dell'unico giudice contrario alla sentenza era che la distinzione netta operata dalla maggioranza tra talk therapy (composta da sole parole) e interventi medici fisici sia erronea, perchè le parole sono uno strumento medico nel campo della salute mentale. Infatti la parola non è un mero esercizio di libera espressione ideologica, bensì lo strumento tecnico e commerciale attraverso cui viene somministrato il trattamento medico.
Le conseguenze sul piano della disciplina dei trattamenti psicologici e ben più ampia, ad esempio si sposta l'onere della prova
Prima della sentenza, se un terapeuta applicava la terapia di conversione violando le linee guida delle principali autorità scientifiche (come l'American Psychological Association), lo Stato o il paziente danneggiato potevano contestare direttamente la violazione dello standard di cura (standard of care).
Ma se la psicoterapia viene considerata "puro discorso" (pure speech) protetto dal Primo Emendamento, i professionisti accusati di malpractice potranno eccepire che le loro parole in seduta erano opinioni cliniche protette. I querelanti non dovranno più dimostrare solo che il terapeuta ha deviato dalla scienza medica, ma dovranno superare la difesa costituzionale della libertà di espressione del professionista.
Gli stati non possono vietare a monte ma solo intervenire post-danno.
E' UN BENE O UN MALE?
Chiaramente, vista attraverso l'ottica della sentenza, la talk therapy godrà di uno scudo costituzionale più forte e le rivendicazioni legali potranno probabilmente basarsi sull'accusa di malpractice medica.
Comunque a pensiate qui di seguito l'articolo:
Lawrence O. GostinWilliam N. Eskridge: Medical Licensing and State Police Power: Professional Regulation After Chiles v Salazar
June 2026JAMA 335(24):2103-2104DOI: 10.1001/jama.2026.8085
State bene.
Angelo
In realtà la segnalazione che sto per fare non riguarda direttamente il tema dei puberty blockers, ma più ampiamente la regolamentazione degli interventi psicologici nelle disforie di genere, ipotizzate in una fase precoce dello sviluppo. Il tema è la libertà di approccio in sede psicoterapeutica. il luogo è gli Stati Uniti d'America. Poiché sia il tema che il luogo sono rilevanti nella nostra cultura e nelle opzioni preferenziali nel nostro ambito professionale, sono orientato a considerare l'articolo di grande importanza pertanto ve lo segnalo con una brevissima introduzione
L'articolo prende spunto da una sentenza del 31 marzo 2026, della Corte Suprema degli Stati Uniti che ha ridefinito i confini della regolamentazione professionale medica nella storica sentenza Chiles v. Salazar. La sentenza si riferisce ad un caso in cui Kaley Chiles, una consulente accreditata nel Colorado, ha contestato una legge statale del 2019 che vietava ai professionisti sanitari autorizzati di praticare terapie volte a cambiare l'orientamento sessuale o l'identità di genere dei minori. La corte ha dato ragione alla ricorrente stabilendo, con una maggioranza di 8 a 1, che il divieto del Colorado sulla "terapia di conversione" per i minori, applicato alla psicoterapia basata esclusivamente sul dialogo (talk therapy), costituisce una discriminazione basata sul punto di vista (viewpoint discrimination) e una regolamentazione del discorso basata sul contenuto (content-based), violando il Primo Emendamento.
La posizione dell'unico giudice contrario alla sentenza era che la distinzione netta operata dalla maggioranza tra talk therapy (composta da sole parole) e interventi medici fisici sia erronea, perchè le parole sono uno strumento medico nel campo della salute mentale. Infatti la parola non è un mero esercizio di libera espressione ideologica, bensì lo strumento tecnico e commerciale attraverso cui viene somministrato il trattamento medico.
Le conseguenze sul piano della disciplina dei trattamenti psicologici e ben più ampia, ad esempio si sposta l'onere della prova
Prima della sentenza, se un terapeuta applicava la terapia di conversione violando le linee guida delle principali autorità scientifiche (come l'American Psychological Association), lo Stato o il paziente danneggiato potevano contestare direttamente la violazione dello standard di cura (standard of care).
Ma se la psicoterapia viene considerata "puro discorso" (pure speech) protetto dal Primo Emendamento, i professionisti accusati di malpractice potranno eccepire che le loro parole in seduta erano opinioni cliniche protette. I querelanti non dovranno più dimostrare solo che il terapeuta ha deviato dalla scienza medica, ma dovranno superare la difesa costituzionale della libertà di espressione del professionista.
Gli stati non possono vietare a monte ma solo intervenire post-danno.
E' UN BENE O UN MALE?
Chiaramente, vista attraverso l'ottica della sentenza, la talk therapy godrà di uno scudo costituzionale più forte e le rivendicazioni legali potranno probabilmente basarsi sull'accusa di malpractice medica.
Comunque a pensiate qui di seguito l'articolo:
Lawrence O. GostinWilliam N. Eskridge: Medical Licensing and State Police Power: Professional Regulation After Chiles v Salazar
June 2026JAMA 335(24):2103-2104DOI: 10.1001/jama.2026.8085
State bene.
Angelo
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Antonio Leone
Re: Puberty blockers e la lettera della SPI a Meloni
Grazie ad Angelo Inverso, che introduce una problematica di non poco conto.