Convegno Rethinking Disturbi del Neurosviluppo. Torino 9 ottobre

angelo maria inverso
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Convegno Rethinking Disturbi del Neurosviluppo. Torino 9 ottobre

Messaggio da angelo maria inverso »

A tutti i colleghi salute,
Il giorno 9 ottobre, a Torino, in forma del tutto gratuita, aperta a tutti gli operatori che si occupano a qualunque titolo di Disturbi del neurosviluppo, si aprirà una giornata di riflessione condivisa con prestigiosi colleghi anche non appartenenti alla nostra società scientifica, che ha il titolo: "Rethinking disturbi del neurosviluppo".
L'area di interesse "disturbi del neurosviluppo" aveva dato finora un estremo risalto alla problematica relativa all'ADHD anche per lo straripante incremento delle richieste e delle diagnosi in area adulta e per il dibattito internazionale, tuttora in corso, sul tema del ripensamento della categoria stessa la cui indefinitezza ha comportato e sta comportando difficoltà ai sistemi sanitari dei paesi con welfare universale.
Tuttavia , come dice la denominazione della nostra area di interesse, anche altri due grandi disturbi catalogato come del "neurosviluppo" , il disturbo dello spettro autistico e i disturbi i specifici dell'apprendimento condividono analoghe difficoltà . Così abbiamo pensato di organizzare una seconda giornata "Rethinking" alle problematiche relative alla concettualizzazione stessa dei disturbi del neurosviluppo con uno sguardo particolare al Disturbo della spettro autistico.
Come sapete è in atto un grande movimento che propone un modello definito della "neurodiversità" o "neurodivergenza", è questo il nuovo indirizzo concettuale che deve guidare il nostro lavoro psicoterapeutico?
Naturalmente ci sono alte opzioni sul terreno. Una riflessione alternativa si può trovare sintetizzata nel concetto di "Broad neurodevelopmental spectrum" che propone una condizione trans diagnostica che incorpora i diversi disturbi finora classificati come condizioni separate.
Un articolo di riferimento è quello di Michelini e colleghi Michelini G, Carlisi CO, Eaton NR, Elison JT, Haltigan JD, Kotov R, Krueger RF, Latzman RD, Li JJ, Levin-Aspenson HF, Salum GA, South SC, Stanton K, Waldman ID, Wilson S. Where do neurodevelopmental conditions fit in transdiagnostic psychiatric frameworks? Incorporating a new neurodevelopmental spectrum. World Psychiatry. 2024 Oct;23(3):333-357. doi: 10.1002/wps.21225. PMID: 39279404; PMCID: PMC11403200.

Non mancherò di aggiornavi e sollecitarvi a partecipare, ma sono convinto che voi tutti che l'importanza dell'evento non vi sfugga.
State bene
Angelo
Alice Montanaro

Re: Convegno Rethinking Disturbi del Neurosviluppo. Torino 9 ottobre

Messaggio da Alice Montanaro »

Grazie Angelo per dare spazio psicoterapico a un gruppo di disturbi spesso esclusi da una serie di interventi che invece possono fare e fanno la differenza. Ci vediamo a Torino.
angelo maria inverso

Re: Convegno Rethinking Disturbi del Neurosviluppo. Torino 9 ottobre

Messaggio da angelo maria inverso »

A tutti i colleghi salute,
per invitarvi ad una ulteriore riflessione e stimolare la vostra partecipazione a questo evento o a ipotizzarne altri, vi invito alla lettura di un dibattito che potrebbe sembrare lontano dal tema che affronteremo nel nostro convegno di ottobre, ma che invece è drammaticamente correlato ai temi che andremo a trattare.
La questione è la seguente: il modo con cui abbiamo (uso questo termine improprio per segnalare che chiunque l'abbia costruito esso è stato accettato) organizzato la nosografia, i principi che abbiamo seguito nel costruirla, gli indicatori che abbiamo utilizzato ( e i disturbi del neurosviluppo sono quelli che hanno segnato un percorso per molti altri e molti altri seguiranno, credo ) , hanno permesso la costruzione dell'approccio evidence based e su di esso delle line guida prodotte da panel di esperti, organizzati in associazioni con caratteristiche di lobbying, che diventano intrinsecamente cogenti per i clinici che operano sulle singole persone. Tutto il sistema è costruito sulla base dell'assunto che l'esperienza del singolo professionista sia fallace e che egli deve affidarsi alla guida di sistemi esperti e deve giustificare il discostarsi dalle linee guida proposte.
Questo principio ha avuto esiti catastrofici noti a chi ha voluto e vuole vedere e che non sto a rinvangare.
In questo modo lo spazio di libertà per il clinico viene drasticamente ristretto e si creano e premesse per la costruzione di sistemi automatici sia volti alla diagnosi che all'intervento.
La domanda è: ma gli psicoterapeuti e gli psicologi di tutto il mondo hanno lavorato e stanno forse lavorando per il re di Prussia?
Il dibattito che vi segnalo è il seguente
From Silicon Valley to the Vatican: The Expanding Debate on AI Ethics
JAMA
Published Online: July 1, 2026

A presto. State bene
Angelo
angelo maria inverso

Re: Convegno Rethinking Disturbi del Neurosviluppo. Torino 9 ottobre

Messaggio da angelo maria inverso »

Carissimi colleghi, per stimolarvi ulteriormente sulle tematiche del prossimo convegno e spingervi a una attiva partecipazione, voglio segnalarvi due articoli. Di uno di questi, scritto da un' autorevolissima studiosa, Uta Frith, segnalerò alcuni passaggi di particolare importanza, dell'altro l'abstract.
Il primo articolo è Frith, U. (2026). Autism spectrum disorder: has it lost its meaning an is it leading to misdiagnosis?. PsychologicalMedicine, 56, e240, 1–5 https://doi.org/10.1017/S0033291726105376

Frith sostiene che vi è stato un " ampliamento dei criteri e un abbassamento della soglia diagnostica" e che questo ha comportato un "aumento massiccio della prevalenza". In particolare per l'aumento di diagnosi nell'età adulta. I motivi di questo incremento non sono solo legati all'ampliamento dei criteri e delle soglie ma anche a fattori di ordine socio-culturali.
Frith elenca altre e più pregnanti motivazioni , avverso alle ragioni più frequentemente addotte: "maggiore consapevolezza sull’autismo che ha permesso di portare alla luce casi precedentemente nascosti; sforzi volti ad aumentare la consapevolezza sulla salute mentale e a combattere la stigmatizzazione che hanno hanno inavvertitamente portato a un aumento dei problemi di salute mentale (Foulkes & Andrews, 2023).( "Why has there been a dramatic rise in ASD prevalence? One explanation is that increased awareness of autism has made it possible for previously hidden cases to come to light. It could also be that efforts at increasing mental health awareness and destigmatisation have inadvertently resulted in a rise in mental health problems (Foulkes & Andrews, 2023)"). In particolare queste due spiegazioni non riescono a "rendere conto del fatto che tale aumento sia disomogeneo all’interno dello spettro, tra le diverse fasce d’età e tra maschi e femmine."
Elenco alcune delle ipotesi di Frith:
1. " La persistenza nel tempo dei criteri diagnostici fondamentali è notevole, ma sottili cambiamenti nell’interpretazione e nell’applicazione degli stessi hanno abbassato la soglia per la diagnosi." "Una conseguenza imprevista di un’applicazione meno rigorosa dei criteri diagnostici è stata che le persone con disabilità intellettiva sono diventate una minoranza. ". Sostiene la Frith che " Questo risultato è in linea con l’idea che l’aumento si sia verificato in una porzione dello spettro autistico in cui la disabilità intellettiva è raramente riscontrata"
2. "L’aumento della prevalenza era specificamente legato alle persone a cui era stata fatta la diagnosi dopo l’infanzia, e ciò valeva in particolare per le donne." "Uno studio di Zhang et al. (2025) ha offerto ulteriori approfondimenti, rivelando grandi differenze tra gli individui diagnosticati durante l’infanzia e quelli diagnosticati in età più avanzata."...Differenze sono emerse non solo a livello comportamentale, ma anche nelle loro basi genetiche multifattoriali. Il profilo dei casi diagnosticati precocemente era caratterizzato da un’elevata densità di marcatori poligenici associati a deficit di comunicazione sociale e comportamenti ristretti/ripetitivi. Al contrario, il profilo dei casi diagnosticati più tardi mostrava una correlazione genetica più forte con l’ADHD, il disturbo depressivo maggiore e il disturbo da stress post-traumatico (PTSD). Ciò suggerisce una potenziale errata classificazione diagnostica". Sostiene Frith che "A mio avviso, questa netta inversione di tendenza avvalora l’ipotesi che questi individui con diagnosi tardiva possano appartenere a una o più categorie diagnostiche completamente diverse" e suggerisce che "le nette differenze tra i casi diagnosticati precocemente e quelli diagnosticati tardivamente negli studi di popolazione forniscono una solida base per riconoscere due grandi sottogruppi talmente distinti l’uno dall’altro da non poter più individuare un denominatore comune, ovvero le caratteristiche sociali e non sociali tipiche dell’autismo."

3. Fattori sociali sostanziali e tra questi
  • il desiderio di includere nella diagnosi i casi più lievi e la creazione del concetto di spettro
  • CICLO DI RETROAZIONE:"La definizione dell’autismo non è più lasciata esclusivamente ai clinici esperti. Ciò che le persone autistiche scrivono nelle loro autobiografie o ritraggono sui social media influenza ciò che appare nei libri di testo e negli strumenti diagnostici. Questo crea un ciclo di retroazione, come proposto dal filosofo Ian Hacking. Egli sosteneva che la retroazione si verifica quando una classificazione offre agli individui un nuovo modo di essere una persona, ovvero un nuovo modo di vivere se stessi e di vivere nella società (Hacking, 2009).
  • CONTAGIO SOCIALE
. Qui l'analisi di Frith è più articolata, se può essere vero che attraverso un processo di contagio sociale, gli individui possono adottare comportamenti che vedono rappresentati online. Tuttavia, attribuire un’etichetta medica al risultato di questo processo rischia di far scivolare verso una sovradiagnosi. Tuttavia, scrive Frith, "l’impennata non può essere attribuita al mero contagio, ma potrebbe anche rappresentare il riconoscimento, atteso da tempo, di problemi di salute mentale non affrontati. Il motivo per cui tali problemi siano attualmente ricondotti all’ampio spettro autistico, anziché ad altre categorie diagnostiche, è una questione che richiede una discussione urgente." Questa riflessione è di particolare importanza, a mio avviso, e ci interroga sulla qualità delle nostre risposte al disagio psicologico sempre più evidente e diffuso.

Frith cita ancora "l'enfasi sull'esperienza vissuta", l'autodiagnosi come ricerca di identità, ma qui ritorna ancora sul tema di condizioni di sofferenza o disagio psichico appartenenti ad altre categorie diagnostiche o a una qualche categoria ancora in via di definizione. Ancora la strategia di limitazione o prevenzione del danno che dà priorità al non trascurare mai una malattia tollerando falsi positivi e "una diagnosi di ASD che sia un falso positivo può facilmente trasformarsi in una profezia che si autoavvera ed è difficile da smentire".


Naturalmente vengono citate anche il fascino della diagnosi medica come spiegazione delle caratteristiche individuali.
Fin qui Frith.
Vi illustrerò il secondo articolo in una successiva mail (sono stanco e fa un caldo tremendo), ma vi do il riferimento
Mandelli V, Busuoli EM, Godel M, Kojovic N, Sinai-Gavrilov Y, Gev T, Contaldo A, Courchesne E, Pierce K, Golan O, Narzisi A, Muratori F, Colombi C, Rogers SJ, Vivanti G, Schaer M, Ruta L, Lombardo MV. Predicting early intervention outcomes in autism via individual participant data mega-analysis. Mol Autism. 2026 Aug 4;17(1):33. doi: 10.1186/s13229-026-00736-x. PMID: 42557576; PMCID: PMC13440085.
Ci sono molti colleghi italiani tra cui Filippo Muratori, uno dei nostri relatori.
State bene.
Angelo
angelo maria inverso

Re: Convegno Rethinking Disturbi del Neurosviluppo. Torino 9 ottobre

Messaggio da angelo maria inverso »

cari colleghi,
qualche cenno sul secondo articolo segnalato nella mail precedente (Mandelli V, Busuoli EM, Godel M, Kojovic N, Sinai-Gavrilov Y, Gev T, Contaldo A, Courchesne E, Pierce K, Golan O, Narzisi A, Muratori F, Colombi C, Rogers SJ, Vivanti G, Schaer M, Ruta L, Lombardo MV. Predicting early intervention outcomes in autism via individual participant data mega-analysis. Mol Autism. 2026 Aug 4;17(1):33. doi: 10.1186/s13229-026-00736-x. PMID: 42557576; PMCID: PMC13440085.)

I colleghi confrontano gli esiti di interventi ESDM con interventi non-ESDM.
Le variabili di esito erano i punteggi equivalenti all’età delle Scale di Mullen per l’Apprendimento Precoce (MSEL), i punteggi standardizzati delle Scale di Comportamento Adattivo di Vineland (VABS) e i punteggi di gravità calibrati dell’Autism Diagnostic Observation Schedule (ADOS).

Due sono le mie osservazioni, la prima è che i dati provenienti dall'Italia sono stati esclusi perché la valutazione dell'apprendimento non si serviva delle scale di Mullen (MSEL) , e tuttavia si è potuto verificare che non esistevano significative variazioni di esito in questa variabile in rapporto all'approccio. Poiché Filippo Muratori è uno dei referenti italiani del lavoro potremmo chiedere a lui direttamente, quando lo incontreremo a Torino, cosa contenevano le ricerche che sono state escluse dalla valutazione.
Questa meta-analisi individua scarse prove di differenze quantitative complessive tra gli approcci di intervento ESDM e non-ESDM.
L'analisi statistica mostra che l'età precoce all'inizio dell'intervento e un più alto quoziente di sviluppo (DQ) iniziale predicono esiti migliori, con l'approccio ESDM che favorisce una maggiore accelerazione dello sviluppo cognitivo e motorio(non dei sintomi core).
C'è spazio per migliorare le nostre proposte di intervento a partire dal dato più rilevante: è la precocità di intervento la variabile controllabile che predice migliori risultati.
State bene.
Angelo
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