Distruzione delle condizioni di vita: una analisi sanitaria del genocidio di Gaza
Moderatore: DAILA CAPILUPI [3284]
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Laura Ferrari
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Re: Distruzione delle condizioni di vita: una analisi sanitaria del genocidio di Gaza
Sulla giustificazione di utilizzare o meno questo termine si può dissertare altrove, concordo e non credo sia questo il posto per farlo. Continua a sfuggirmi in quale modo la critica a una scelta strategica e di controffensiva militare di un governo nazionale sia inequivocabilmente tacciabile di razzismo e persecuzione verso un gruppo etnico.
Vero è che la portata di questa controffensiva sta procurando una emergenza sanitaria anche dal punto di vista della salute mentale. Quale che sia la causa del conflitto o quale che sia la nostra opinione riguardo alla legittimità delle scelte politiche e militari di entrambe le parti è innegabile che la popolazione civile della Palestina stia affrontando una tragedia umanitaria e questo lo afferma l'Onu, la CRI, una pletora di ong attive in contesti internazionali di emergenza umanitaria.
Come sanitari non possiamo negarlo e dibattere delle conseguenze sullo stato fisico e mentale della popolazione civile di due anni di bombardamenti e di una carestia è indubbiamente argomento che si adatta al forum
In separata sede sono disposta a confrontarmi sulle motivazioni che mi spingono personalmente a ritenere che il termine genocidio possa definire gli eventi in atto e anche quali fonti confortano e sostengono questo mio punto di vista .
Buona giornata
Vero è che la portata di questa controffensiva sta procurando una emergenza sanitaria anche dal punto di vista della salute mentale. Quale che sia la causa del conflitto o quale che sia la nostra opinione riguardo alla legittimità delle scelte politiche e militari di entrambe le parti è innegabile che la popolazione civile della Palestina stia affrontando una tragedia umanitaria e questo lo afferma l'Onu, la CRI, una pletora di ong attive in contesti internazionali di emergenza umanitaria.
Come sanitari non possiamo negarlo e dibattere delle conseguenze sullo stato fisico e mentale della popolazione civile di due anni di bombardamenti e di una carestia è indubbiamente argomento che si adatta al forum
In separata sede sono disposta a confrontarmi sulle motivazioni che mi spingono personalmente a ritenere che il termine genocidio possa definire gli eventi in atto e anche quali fonti confortano e sostengono questo mio punto di vista .
Buona giornata
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Alberto Barbieri
Re: Distruzione delle condizioni di vita: una analisi sanitaria del genocidio di Gaza
Buongiorno,
innanzi tutto mi preme ringraziare le colleghe e i colleghi per il sostegno al rapporto di Physicians for Human Rights Israele e la sensibilità e l’attenzione dimostrata rispetto alla tragedia umana che si sta consumando nei Territori occupati palestinesi, a Gaza come in Cigiordania. Un saluto particolare al collega Domenico Spagnolo che si trova ad operare a Gaza in condizioni tanto difficili.
Sono consapevole che il tema che mi accingo a presentare a tutti i partecipanti di questo forum possa risultare delicato e controverso. Tuttavia, lo considero imprescindibile per ciascuno di noi, in qualità di cittadini e di professionisti appartenenti alla comunità scientifica e sanitaria più ampia.
In una comunicazione di qualche giorno fa, ho appreso di un evento molto interessante, lo SCHEMA THERAPY RESEARCH MEETING, che si terrà prossimamente a Roma e sponsorizzato dalla SITCC Lazio. Dal momento che come terapeuta della Schema Therapy l’argomento mi interessa molto, mi sono andato a leggere il programma e il panel dei relatori, tra cui figura Alon Berger della Bar-Ilan University. Vorrei sottolineare che non ho alcun giudizio personale sul collega, che non conosco, ma l’istituzione accademica che egli rappresenta solleva in me rilevanti questioni etiche.
Cercherò di essere sintetico ma esaustivo, partendo dal contesto più generale per arrivare nello specifico alla Bar-Ilan University. Il tema del coinvolgimento delle università israeliane nelle politiche di occupazione dei territori palestinesi da parte dei governi israeliani non è nuovo, ma nella situazione attuale sta assumendo un rilievo crescente. Nel suo recente rapporto “From economy of occupation to economy of genocide” (giugno 2025) la relatrice speciale delle Nazioni Unite sui Territori occupati palestinesi, Francesca Albanese si è occupata specificamente di questo tema. Nel rapporto possiamo leggere: “Le università – centri di crescita intellettuale e di potere – hanno sostenuto l’ideologia politica alla base della colonizzazione della terra palestinese, hanno sviluppato armamenti e hanno ignorato o persino avallato la violenza sistemica, mentre le collaborazioni di ricerca a livello globale hanno celato la cancellazione dei palestinesi dietro un velo di neutralità accademica.” (paragrafo 25). E ancora. “In Israele, le università – in particolare le facoltà di giurisprudenza, i dipartimenti di archeologia e di studi mediorientali – contribuiscono all’impalcatura ideologica dell’apartheid, coltivando narrazioni allineate allo Stato, cancellando la storia palestinese e giustificando le pratiche di occupazione. Nel frattempo, i dipartimenti di scienze e tecnologia fungono da centri di ricerca e sviluppo per collaborazioni tra l’esercito israeliano e gli appaltatori di armi, tra cui Elbit Systems, Israel Aerospace Industries, IBM e Lockheed Martin, contribuendo così a produrre strumenti per la sorveglianza, il controllo delle folle, la guerra urbana, il riconoscimento facciale e gli omicidi mirati, strumenti che vengono di fatto testati sui palestinesi.” (paragrafo 82).
Veniamo ora alla Bar-Ilan University. Essa è una delle più importanti università pubbliche di Israele. Nel 2005, il Consiglio dell’Association of University Teachers (AUT) del Regno Unito ha votato un boicottaggio accademico contro la Bar-Ilan University, in parte perché gestiva corsi in un college situato in Cisgiordania, ad Ariel, un insediamento israeliano sorto in totale e aperta illegalità rispetto a tutte le norme del diritto internazionale. In effetti l’Ariel College, oggi Ariel University, è nato come affiliato di Bar-Ilan e si trova nella Cisgiordania occupata.
Negli ultimi anni diverse istituzioni accademiche internazionali hanno interrotto o sospeso collaborazioni con Bar-Ilan University, citando preoccupazioni per legami con ambiti militari o ricerca in territori occupati. Nel giugno 2025, l'Università Erasmus di Rotterdam ha sospeso ogni partnership con l'Università Bar-Ilan a seguito di un’approfondita indagine del suo Comitato Consultivo indipendente sulle Collaborazioni Sensibili da cui risulta che esistono “indicazioni credibili di un coinvolgimento diretto della Bar-Ilan University in violazioni strutturali dei diritti umani e/o del diritto internazionale umanitario (inclusi crimini di guerra) sia in relazione alle sue attività di scavo nei Territori Occupati, sia in relazione al suo intreccio strutturale con lo Stato di Israele e le IDF nella ricerca di tecnologie militari e in campo educativo”. https://www.eur.nl/en/news/eur-freezes- ... usalem-and
Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa JNS – Jewish News Syndicate, l'Università Bar-Ilan ha ricevuto il Premio di Riconoscimento del Ministro della Difesa “in segno di apprezzamento per l'impegno eccezionale dell'università nei confronti degli studenti riservisti e dei membri delle forze di sicurezza dopo gli attacchi terroristici guidati da Hamas nel sud di Israele del 7 ottobre 2023”. Nello stesso articolo, Zohar Yinon, CEO e vicepresidente senior di Bar-Ilan, ha dichiarato: "Il riconoscimento conferito dal Ministro della Difesa convalida ciò che molti nelle forze di sicurezza già affermano: Bar-Ilan è la patria accademica dei soldati". https://www.jns.org/wire/israeli-minist ... eservists/
Nel sito web della stessa università Bar-Ilan, un’articolo dal titolo “Defense-Tech: la silenziosa prima linea della sicurezza nazionale israeliana” (9/6/2025), afferma esplicitamente: “presso l'Università Bar-Ilan sono in corso decine di progetti legati alla difesa”. E ancora: “l'Università Bar-Ilan non è un'istituzione di difesa, ma sta rapidamente diventando un polo di ricerca nel campo delle tecnologie per la difesa”. https://www.biu.ac.il/en/article/583601
Nel riportare tutte queste evidenze, non intendo proporre soluzioni né ho una risposta definitiva su quale sia la strada da intraprendere. Non so se il Direttivo abbia già discusso la questione al momento di decidere di patrocinare un evento in cui è invitato un rappresentante della Bar-Ilan University. Se così fosse, per me sarebbe molto importante conoscere le conclusioni di tale analisi. Se invece il tema non è ancora stato affrontato, vorrei sollecitare ad aprire questa riflessione, poiché mi sembra una questione cruciale che interroga direttamente ciò che noi, come comunità, stiamo facendo di concreto per opporci alle atrocità provocate dalla campagna militare israeliana in atto a Gaza. Ricordo solo qualche numero: oltre 60mila morti civili dall’inizio dell’offensiva, un milione e novecentomila sfollati (l’80% della popolazione), l’80-90% degli edifici distrutti, oltre 300 decessi correlati alla malnutrizione.
"La libertà accademica ha dei limiti quando sono in gioco i diritti umani fondamentali" ha affermato Annelien Bredenoord, presidente del consiglio direttivo dell’Università di Rotterdam. Faccio mie le sue parole, perché credo che in un momento come quello che stiamo vivendo esse parlino direttamente alla coscienza di ciascuno di noi. Restare in silenzio non può essere un’opzione.
innanzi tutto mi preme ringraziare le colleghe e i colleghi per il sostegno al rapporto di Physicians for Human Rights Israele e la sensibilità e l’attenzione dimostrata rispetto alla tragedia umana che si sta consumando nei Territori occupati palestinesi, a Gaza come in Cigiordania. Un saluto particolare al collega Domenico Spagnolo che si trova ad operare a Gaza in condizioni tanto difficili.
Sono consapevole che il tema che mi accingo a presentare a tutti i partecipanti di questo forum possa risultare delicato e controverso. Tuttavia, lo considero imprescindibile per ciascuno di noi, in qualità di cittadini e di professionisti appartenenti alla comunità scientifica e sanitaria più ampia.
In una comunicazione di qualche giorno fa, ho appreso di un evento molto interessante, lo SCHEMA THERAPY RESEARCH MEETING, che si terrà prossimamente a Roma e sponsorizzato dalla SITCC Lazio. Dal momento che come terapeuta della Schema Therapy l’argomento mi interessa molto, mi sono andato a leggere il programma e il panel dei relatori, tra cui figura Alon Berger della Bar-Ilan University. Vorrei sottolineare che non ho alcun giudizio personale sul collega, che non conosco, ma l’istituzione accademica che egli rappresenta solleva in me rilevanti questioni etiche.
Cercherò di essere sintetico ma esaustivo, partendo dal contesto più generale per arrivare nello specifico alla Bar-Ilan University. Il tema del coinvolgimento delle università israeliane nelle politiche di occupazione dei territori palestinesi da parte dei governi israeliani non è nuovo, ma nella situazione attuale sta assumendo un rilievo crescente. Nel suo recente rapporto “From economy of occupation to economy of genocide” (giugno 2025) la relatrice speciale delle Nazioni Unite sui Territori occupati palestinesi, Francesca Albanese si è occupata specificamente di questo tema. Nel rapporto possiamo leggere: “Le università – centri di crescita intellettuale e di potere – hanno sostenuto l’ideologia politica alla base della colonizzazione della terra palestinese, hanno sviluppato armamenti e hanno ignorato o persino avallato la violenza sistemica, mentre le collaborazioni di ricerca a livello globale hanno celato la cancellazione dei palestinesi dietro un velo di neutralità accademica.” (paragrafo 25). E ancora. “In Israele, le università – in particolare le facoltà di giurisprudenza, i dipartimenti di archeologia e di studi mediorientali – contribuiscono all’impalcatura ideologica dell’apartheid, coltivando narrazioni allineate allo Stato, cancellando la storia palestinese e giustificando le pratiche di occupazione. Nel frattempo, i dipartimenti di scienze e tecnologia fungono da centri di ricerca e sviluppo per collaborazioni tra l’esercito israeliano e gli appaltatori di armi, tra cui Elbit Systems, Israel Aerospace Industries, IBM e Lockheed Martin, contribuendo così a produrre strumenti per la sorveglianza, il controllo delle folle, la guerra urbana, il riconoscimento facciale e gli omicidi mirati, strumenti che vengono di fatto testati sui palestinesi.” (paragrafo 82).
Veniamo ora alla Bar-Ilan University. Essa è una delle più importanti università pubbliche di Israele. Nel 2005, il Consiglio dell’Association of University Teachers (AUT) del Regno Unito ha votato un boicottaggio accademico contro la Bar-Ilan University, in parte perché gestiva corsi in un college situato in Cisgiordania, ad Ariel, un insediamento israeliano sorto in totale e aperta illegalità rispetto a tutte le norme del diritto internazionale. In effetti l’Ariel College, oggi Ariel University, è nato come affiliato di Bar-Ilan e si trova nella Cisgiordania occupata.
Negli ultimi anni diverse istituzioni accademiche internazionali hanno interrotto o sospeso collaborazioni con Bar-Ilan University, citando preoccupazioni per legami con ambiti militari o ricerca in territori occupati. Nel giugno 2025, l'Università Erasmus di Rotterdam ha sospeso ogni partnership con l'Università Bar-Ilan a seguito di un’approfondita indagine del suo Comitato Consultivo indipendente sulle Collaborazioni Sensibili da cui risulta che esistono “indicazioni credibili di un coinvolgimento diretto della Bar-Ilan University in violazioni strutturali dei diritti umani e/o del diritto internazionale umanitario (inclusi crimini di guerra) sia in relazione alle sue attività di scavo nei Territori Occupati, sia in relazione al suo intreccio strutturale con lo Stato di Israele e le IDF nella ricerca di tecnologie militari e in campo educativo”. https://www.eur.nl/en/news/eur-freezes- ... usalem-and
Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa JNS – Jewish News Syndicate, l'Università Bar-Ilan ha ricevuto il Premio di Riconoscimento del Ministro della Difesa “in segno di apprezzamento per l'impegno eccezionale dell'università nei confronti degli studenti riservisti e dei membri delle forze di sicurezza dopo gli attacchi terroristici guidati da Hamas nel sud di Israele del 7 ottobre 2023”. Nello stesso articolo, Zohar Yinon, CEO e vicepresidente senior di Bar-Ilan, ha dichiarato: "Il riconoscimento conferito dal Ministro della Difesa convalida ciò che molti nelle forze di sicurezza già affermano: Bar-Ilan è la patria accademica dei soldati". https://www.jns.org/wire/israeli-minist ... eservists/
Nel sito web della stessa università Bar-Ilan, un’articolo dal titolo “Defense-Tech: la silenziosa prima linea della sicurezza nazionale israeliana” (9/6/2025), afferma esplicitamente: “presso l'Università Bar-Ilan sono in corso decine di progetti legati alla difesa”. E ancora: “l'Università Bar-Ilan non è un'istituzione di difesa, ma sta rapidamente diventando un polo di ricerca nel campo delle tecnologie per la difesa”. https://www.biu.ac.il/en/article/583601
Nel riportare tutte queste evidenze, non intendo proporre soluzioni né ho una risposta definitiva su quale sia la strada da intraprendere. Non so se il Direttivo abbia già discusso la questione al momento di decidere di patrocinare un evento in cui è invitato un rappresentante della Bar-Ilan University. Se così fosse, per me sarebbe molto importante conoscere le conclusioni di tale analisi. Se invece il tema non è ancora stato affrontato, vorrei sollecitare ad aprire questa riflessione, poiché mi sembra una questione cruciale che interroga direttamente ciò che noi, come comunità, stiamo facendo di concreto per opporci alle atrocità provocate dalla campagna militare israeliana in atto a Gaza. Ricordo solo qualche numero: oltre 60mila morti civili dall’inizio dell’offensiva, un milione e novecentomila sfollati (l’80% della popolazione), l’80-90% degli edifici distrutti, oltre 300 decessi correlati alla malnutrizione.
"La libertà accademica ha dei limiti quando sono in gioco i diritti umani fondamentali" ha affermato Annelien Bredenoord, presidente del consiglio direttivo dell’Università di Rotterdam. Faccio mie le sue parole, perché credo che in un momento come quello che stiamo vivendo esse parlino direttamente alla coscienza di ciascuno di noi. Restare in silenzio non può essere un’opzione.
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Tullio Scrimali
Re: Distruzione delle condizioni di vita: una analisi sanitaria del genocidio di Gaza
Condivido quanto postato sul genocidio in corso a Gaza e sulla necessità di noi Psichiatri, Psicologi clinici e Psicoterapeuti di prendere posizione come cittadini (restiamo umani). In questi giorni ho sostenuto a Catania le operazioni di preparazione dell missione di SAMUD Flottiglia di cui un importante contingente parte proprio dal porto della mia città natale, Catania. Inoltre, così come già ho fatto e sto facendo come ALETEIA Sistema e ALETEIA International, offro sostegno ai Colleghi Ucraini e Palestinesi per la formazione ed il supporto nell'ambito dei protocolli di trattamento e riabilitazione del Disturbo Post Traumatico da Stress. Ne parliamo presto a Chia!
Tullio Scrimali
Tullio Scrimali
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Davide Mate
Re: Distruzione delle condizioni di vita: una analisi sanitaria del genocidio di Gaza
Grazie per la condivisione,
Io seguo una paziente che sarà su una barca della SAMUD Flotillia; fino a quando saranno raggiungibili avrò delle informazioni dirette. Posso eventualmente aggiornare...
Ad oggi hanno rimandato la partenza al 7/09 da Catania per il ritardo da Barcellona dei giorni scorsi.
Io seguo una paziente che sarà su una barca della SAMUD Flotillia; fino a quando saranno raggiungibili avrò delle informazioni dirette. Posso eventualmente aggiornare...
Ad oggi hanno rimandato la partenza al 7/09 da Catania per il ritardo da Barcellona dei giorni scorsi.
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Ospite
Re: Distruzione delle condizioni di vita: una analisi sanitaria del genocidio di Gaza
Questo a mio avviso è un messaggio antisemita, perchè giustifica il massacro e il tentato genocidio di Hamas del 7 ottobre. E' un'idea intellettualmente orripilante, oltre che miope. Non so quanto tu conosca la storia dello stato di Israele, ma suppongo poco, perchè se vogliamo andare a vedere "chi ha iniziato" dobbiamo andare al 1948, quando gli stati arabi hanno attaccato Israele dopo l'indipendenza. Prima di tutto quanto, senza alcun motivo. Così come è successo nel 1956, nel 1967, nel 1973, in libano ecc. Quidni, caro collega, se vuoi andare a ritroso benissimo, ma fallo bene, fino alle origini del conflitto.Domenico Spagnolo ha scritto: ↑03 set 2025, 13:46Caro collega,giommi eugenio ha scritto: ↑03 set 2025, 08:11 Gentili colleghi chiunque usi disinvoltamente la parola genocidio per la guerra tra Hamas e Israele, causata , se non mi sbaglio, da Hamas è uno che odia gli ebrei, chiamatelo come vi pare: antisemita, odiatore degli ebrei, antisionista. Una analisi sanitaria del genocidio di Gaza è intitolato il saggio, non catastrofe sanitaria nel conflitto di Gaza . Che sia stato scritto da ebrei, per chi conosce un poco le vicende degli ultimi anni, non meraviglia, ma voi tranquillamente sposate la tesi genocidio. Per me basta e non ho voglia di rileggerlo. Essendo noi in un luogo destinato alla scienza, si fa per dire, cioè la Newsletter della SITCC, mi sembra che le parole debbano avere significati indiscutibili. Cari saluti
visto che, giustamente, richiama tutti quanti noi a utilizzare parole con significati indiscutibili, mi permetto di correggere alcune affermazioni del suo intervento.
Innanzitutto, definire ciò che sta accadendo a Gaza come “guerra” è quanto meno improprio. Per definizione, la guerra è un conflitto armato tra due o più gruppi organizzati, di solito Stati o entità politiche, che ricorrono alla violenza e all’uso sistematico della forza militare per imporre i propri interessi o difendere la propria sopravvivenza. Qui invece assistiamo a un esercito, sostenuto e armato dalle più grandi potenze mondiali, che scarica proiettili e missili su una popolazione in gran parte inerme. Se non si vuole usare la parola genocidio, si trovi pure un’altra definizione, ma non si usi in modo improprio il termine guerra.
In secondo luogo, dire che ciò che accade a Gaza sia “causato da Hamas” è anch’esso fuorviante. L’attacco del 7 ottobre non nasce dal nulla: è il frutto di decenni di occupazione illegale, violenze, abusi e oppressione. È in questo contesto che è nato e cresciuto quel “mostro” chiamato Hamas. Per rendere l’idea con una metafora: quando un ragazzo subisce per anni atti di bullismo, umiliazioni e violenze, può arrivare a reagire in modo estremo, a volte persino con una rabbia cieca che colpisce anche innocenti. In quel caso non giustifichiamo la violenza, ma sappiamo bene che le cause non stanno solo nell’atto finale, bensì in tutto ciò che l’ha preceduto. Nessuno dotato di ragione "odia" gli Ebrei in quanto Ebrei, ma si puo' odiare questo atteggiamento assassino, di cui quel governo si sta facendo portatore. Cari saluti a lei.
Inoltre, l'utilizzo del termine "genocidio" è assolutamente una pratica antisemita, perchè la situazione a Gaza e in Israele non si configura in alcun modo come un genocidio. Israele non sta uccidendo sistematicamente i palestinesi, anzi, istituisce strutture per distribuire il cibo, manda volantini per avvertire dove colpire, fa indagini quando succedono incidenti, eccetera.
Hamas che tanto piace all'opinione pubblica mondiale, invece, ha nel suo statuto la distruzione totale dello stato di israele e la morte degli ebrei, non come esagerazione o figura retorica, ma come programma da attuare concretamente., Nella striscia di gaza gli ebrei non posso entrare, nei paesi arabi gli ebrei sono stati cacciati in massa e non possono piu tornare, realizzando il sogno di hitler di una terra "juden free".
In Israele gli arabi e i palestinesi sono in parlamento e hanno gli stessi diritti di tutti.
Le parole sono importanti, specialmente per noi psicologi, utilizzare impropriamente il termine "genocidio" vuol dire essere stati catturati dalla propaganda di hamas e non riflettere sulle implicazioni che il termine ha. Oppure essere antisemiti.
La situazione a Gaza è indubbiamente drammatica, ma non è un genocidio, è la conseguenza di un atto di guerra di Hamas, che non è un insieme di pastori e contadini palestinesi che si riuniscono davanti al camino a programmare la "Resistenza", ma un gruppo armato organizzato, finanziato dall'Iran, con logistica, infrastrutture (i centinaia di km di tunnel costruiti), patrimoni di miliardi di dollari, che sistematicamente affama la popolazione palestinese, usa loro ome scudi umani e devia i soldi che i buoni samaritani occidentali dona loro per costruire missili e tunnel, non ospedali e scuole. Ah, è usa lo stupro come arma di guerra, colpisce esclusivamente i civili, deturpa i cadaveri, ecc.
L'unica cosa che dovremmo tutti volere è che Hamas venga smantellato, che i suoi uomini vengano tutti arrestati e che in palestina ci sia un governo non corrotto.
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Laura Ferrari
Re: Distruzione delle condizioni di vita: una analisi sanitaria del genocidio di Gaza
Riporto di seguito un link alla definizione di genocidio da una fonte che ritengo autorevole, la organizzazione internazionale di studi sul genocidio (non sul genocidio palestinese, ebraico, armeno o altro ma sul genocidio)
https://genocidescholars.org/wp-content ... -FINAL.pdf
Di seguito la dichiarazione di unicef rispetto alla carestia in corso a Gaza. Come giustamente ricordato la distribuzione di aiuti umanitari è monopolizzata da Israele che ha imposto un blocco umanitario dal 2006
https://www.unicef.it/media/fao-unicef- ... ia-a-gaza/
In riferimento ai pieni diritti dei palestinesi dentro e fuori lo Stato di Israele (esistono categorie di passaporto diverse per ebrei e palestinesi) si può fare riferimento a diverse associazioni . Rimando a Human Rights Watch
https://www.hrw.org/it/news/2024/11/14/ ... anity-gaza
La Corte penale Internazionale ha emesso mandato di cattura internazionale nei confronti del primo ministro israeliano e il ministro della difesa (ora non più in carica ) accusandoli di sterminio, utilizzo della fame come metodo di guerra, negazione di aiuti umanitari e stragi contro i civili già il 21 novembre 2024.
L'Onu riconosce lo Stato di Palestina come stato osservatore dell'organizzazione con dei confini che sono stati violati dal governo israeliano.
Ritenere che la diffusione di queste informazioni, ogni giudizio negativo sul governo israeliano o l'opinione che le rivendicazioni a un territorio autonomo non vincolato e di libera autodeterminazione del popolo palestinese sua solo frutto di sentimenti antisemiti, imputando a chi esprime disapprovazione per ciò che sta avvenendo lo stesso pensiero di coloro che hanno determinato secoli di persecuzioni e sofferenza agli ebrei è veramente orripilante (questo sì )e offensivo .
https://genocidescholars.org/wp-content ... -FINAL.pdf
Di seguito la dichiarazione di unicef rispetto alla carestia in corso a Gaza. Come giustamente ricordato la distribuzione di aiuti umanitari è monopolizzata da Israele che ha imposto un blocco umanitario dal 2006
https://www.unicef.it/media/fao-unicef- ... ia-a-gaza/
In riferimento ai pieni diritti dei palestinesi dentro e fuori lo Stato di Israele (esistono categorie di passaporto diverse per ebrei e palestinesi) si può fare riferimento a diverse associazioni . Rimando a Human Rights Watch
https://www.hrw.org/it/news/2024/11/14/ ... anity-gaza
La Corte penale Internazionale ha emesso mandato di cattura internazionale nei confronti del primo ministro israeliano e il ministro della difesa (ora non più in carica ) accusandoli di sterminio, utilizzo della fame come metodo di guerra, negazione di aiuti umanitari e stragi contro i civili già il 21 novembre 2024.
L'Onu riconosce lo Stato di Palestina come stato osservatore dell'organizzazione con dei confini che sono stati violati dal governo israeliano.
Ritenere che la diffusione di queste informazioni, ogni giudizio negativo sul governo israeliano o l'opinione che le rivendicazioni a un territorio autonomo non vincolato e di libera autodeterminazione del popolo palestinese sua solo frutto di sentimenti antisemiti, imputando a chi esprime disapprovazione per ciò che sta avvenendo lo stesso pensiero di coloro che hanno determinato secoli di persecuzioni e sofferenza agli ebrei è veramente orripilante (questo sì )e offensivo .
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angelo maria inverso
Re: Distruzione delle condizioni di vita: una analisi sanitaria del genocidio di Gaza
Carissimi colleghi, io, che sono in generale molto partecipativo nei dibattiti, questa volta faccio fatica e però mi sento costretto ad un intervento. Ciò che sta accadendo, non solo a Gaza, pone problematiche molteplici, difficilmente contenibili in un ambito strettamente accademico. Qualunque sia la definizione che vogliamo darne, ciò che accade è semplicemente orribile, umanamente ripugnante ed emotivamente insostenibile. Non credo che su questo ci siano dubbi (o anche sì?) e noi non possiamo fare altro che solidarizzare con le vittime e fare del nostro meglio per contribuire ad alleviarne le sofferenze.
Dunque il mio intervento è su 3 punti che sono stati sollevati come problematici.
1. Se ciò che sta attuando il governo israeliano sia possa essere definito "genocidio" e, se non dovrebbe esserlo, chi lo definisce tale sia perciò stesso un antisemita (con la colorazione nazista che questo termine assume nella cultura popolare corrente).
2. Se sia legittimo e accettabile che un docente israeliano afferente ad una università che coopera alle politiche governative israeliane venga invitato a presentare il suo lavoro ad un evento organizzato dalla SITCC.
3. Come è iniziata e quando questa tragedia.
Sul punto 1 fornisco alcune definizioni di genicidio :
a) Metodica distruzione di un gruppo etnico, razziale o religioso, compiuta attraverso lo sterminio degli individui e l'annullamento dei valori e dei documenti culturali (Oxford languages)
b)Per genocidio si intende ogni condotta commessa con l'intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come tale; uccisione di membri del gruppo; lesioni gravi all'integrità fisica o mentale di membri del gruppo; il fatto di sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita tese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale; misure mirate a impedire nascite all'interno del gruppo nonché trasferimento forzato di fanciulli da un gruppo ad un altro" (art. II Convenzione per la Prevenzione e la Repressione del Crimine di Genocidio, 1948).
Non è necessario perché vi sia genocidio che, come sostiene una delle ultime mail, vi sia uccisione sistematica di tutti i palestinesi di Gaza. Dice in nostro ospite " (l'utilizzo del termine "genocidio" è assolutamente una pratica antisemita, perché la situazione a Gaza e in Israele non si configura in alcun modo come un genocidio. Israele non sta uccidendo sistematicamente i palestinesi).
In secondo luogo non è perché nella ex Jugoslavia sia stato tentato un genocidio e qualcuno lo sostiene, questo qualcuno sia un antiserbo per definizione.
Questo automatismo (come tutti gli automatismi) salta il livello della riflessione critica e Dio sa di quanto ne abbiamo bisogno. Per essere antisemiti bisogna assumere posizioni antisemite in riferimento al gruppo etnico semita (più precisamente ebreo) io direi.
2. Io sono assolutamente contrario ad associare chiunque faccia parte di una comunità organizzata (stato, università, chiesa, etc) alle posizioni o alle azioni da essa compiute. Questa specie di "responsabilità oggettiva" è stata storicamente usata nel corso della dittatura staliniana con i risultati che credo tutti conosciamo. La persone vanno considerate per come esse stesse sono. Questo boicottaggio è stato fatto nei confronti dei russi e adesso si propone nei confronti degli israeliani. Io non condivido, né in un caso, né nell'altro.
3. Dice il nostro ospite"... se vogliamo andare a vedere "chi ha iniziato" dobbiamo andare al 1948, quando gli stati arabi hanno attaccato Israele dopo l'indipendenza. Prima di tutto quanto, senza alcun motivo. Così come è successo nel 1956, nel 1967, nel 1973, in libano ecc. Quindi, caro collega, se vuoi andare a ritroso benissimo, ma fallo bene, fino alle origini del conflitto."
Quando si va a rebour nelle ricostruzioni storiche si finisce prima o poi per arrivare ad Adamo ed Eva. Io potrei dire, ad esempio, che tutto è cominciato con la dichiarazione Balfour (vedi Wikipedia) e la falsa assunzione dell'esistenza di "una terra senza un popolo per un popolo senza terra".
Io dico che è necessario considerare come la vicenda sia finita, piuttosto che come è iniziata, e a che punto siamo oggi.
E mi sembra che stia finendo molto male per i palestinesi, sia a Gaza che altrove. In un modo che la nostra umanità ne viene lesa. e mi sembra di non esagerare.
State bene
Angelo
Dunque il mio intervento è su 3 punti che sono stati sollevati come problematici.
1. Se ciò che sta attuando il governo israeliano sia possa essere definito "genocidio" e, se non dovrebbe esserlo, chi lo definisce tale sia perciò stesso un antisemita (con la colorazione nazista che questo termine assume nella cultura popolare corrente).
2. Se sia legittimo e accettabile che un docente israeliano afferente ad una università che coopera alle politiche governative israeliane venga invitato a presentare il suo lavoro ad un evento organizzato dalla SITCC.
3. Come è iniziata e quando questa tragedia.
Sul punto 1 fornisco alcune definizioni di genicidio :
a) Metodica distruzione di un gruppo etnico, razziale o religioso, compiuta attraverso lo sterminio degli individui e l'annullamento dei valori e dei documenti culturali (Oxford languages)
b)Per genocidio si intende ogni condotta commessa con l'intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come tale; uccisione di membri del gruppo; lesioni gravi all'integrità fisica o mentale di membri del gruppo; il fatto di sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita tese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale; misure mirate a impedire nascite all'interno del gruppo nonché trasferimento forzato di fanciulli da un gruppo ad un altro" (art. II Convenzione per la Prevenzione e la Repressione del Crimine di Genocidio, 1948).
Non è necessario perché vi sia genocidio che, come sostiene una delle ultime mail, vi sia uccisione sistematica di tutti i palestinesi di Gaza. Dice in nostro ospite " (l'utilizzo del termine "genocidio" è assolutamente una pratica antisemita, perché la situazione a Gaza e in Israele non si configura in alcun modo come un genocidio. Israele non sta uccidendo sistematicamente i palestinesi).
In secondo luogo non è perché nella ex Jugoslavia sia stato tentato un genocidio e qualcuno lo sostiene, questo qualcuno sia un antiserbo per definizione.
Questo automatismo (come tutti gli automatismi) salta il livello della riflessione critica e Dio sa di quanto ne abbiamo bisogno. Per essere antisemiti bisogna assumere posizioni antisemite in riferimento al gruppo etnico semita (più precisamente ebreo) io direi.
2. Io sono assolutamente contrario ad associare chiunque faccia parte di una comunità organizzata (stato, università, chiesa, etc) alle posizioni o alle azioni da essa compiute. Questa specie di "responsabilità oggettiva" è stata storicamente usata nel corso della dittatura staliniana con i risultati che credo tutti conosciamo. La persone vanno considerate per come esse stesse sono. Questo boicottaggio è stato fatto nei confronti dei russi e adesso si propone nei confronti degli israeliani. Io non condivido, né in un caso, né nell'altro.
3. Dice il nostro ospite"... se vogliamo andare a vedere "chi ha iniziato" dobbiamo andare al 1948, quando gli stati arabi hanno attaccato Israele dopo l'indipendenza. Prima di tutto quanto, senza alcun motivo. Così come è successo nel 1956, nel 1967, nel 1973, in libano ecc. Quindi, caro collega, se vuoi andare a ritroso benissimo, ma fallo bene, fino alle origini del conflitto."
Quando si va a rebour nelle ricostruzioni storiche si finisce prima o poi per arrivare ad Adamo ed Eva. Io potrei dire, ad esempio, che tutto è cominciato con la dichiarazione Balfour (vedi Wikipedia) e la falsa assunzione dell'esistenza di "una terra senza un popolo per un popolo senza terra".
Io dico che è necessario considerare come la vicenda sia finita, piuttosto che come è iniziata, e a che punto siamo oggi.
E mi sembra che stia finendo molto male per i palestinesi, sia a Gaza che altrove. In un modo che la nostra umanità ne viene lesa. e mi sembra di non esagerare.
State bene
Angelo
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Fabio Theodule
Re: Distruzione delle condizioni di vita: una analisi sanitaria del genocidio di Gaza
Condivido l'appello all'uso corretto delle parole.
Per antisemitismo si intende l'odio nei confronti degli ebrei per ragioni razziali.
Per antisionismo si intende, invece, il rifiuto dell'ideologia politica del sionismo che vede nella colonizzazione della Palestina il suo obiettivo.
Le due espressioni non sono affatto sinonimi.
Personalmente ritengo che il tacciare di antisemitismo le parole utilizzate in questo forum per descrivere la catastrofe in corso in Palestina sia offensivo, prima di tutto, all'intelligenza di tutti noi.
Fabio Theodule
Per antisemitismo si intende l'odio nei confronti degli ebrei per ragioni razziali.
Per antisionismo si intende, invece, il rifiuto dell'ideologia politica del sionismo che vede nella colonizzazione della Palestina il suo obiettivo.
Le due espressioni non sono affatto sinonimi.
Personalmente ritengo che il tacciare di antisemitismo le parole utilizzate in questo forum per descrivere la catastrofe in corso in Palestina sia offensivo, prima di tutto, all'intelligenza di tutti noi.
Fabio Theodule
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Davide Nahum
Re: Distruzione delle condizioni di vita: una analisi sanitaria del genocidio di Gaza
Non so come mai il messaggio precedente è stato messo come "ospite", l'ho scritto io, Davide Nahum
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Davide Nahum
Re: Distruzione delle condizioni di vita: una analisi sanitaria del genocidio di Gaza
Per l'appunto, le parole sono importanti e qui se ne sta facendo un uso a mio parere non corretto.
e' evidente che non si tratti di un genocidio, perchè l'obiettivo di israele è annientare Hamas, un organizzazione terroristica, non i palestinesi in quanto tali. Il vero genocidio, ripeto, tenta di farlo Hamas, tanto che nelle sue parole e nei suoi gesti mira a uccidere gli ebrei in quanto ebrei. Però non sono riusciti a farlo.
Per Hamas non c'è soluzione se non quando tutti gli ebrei se ne saranno andati. Su questa affermazione però non mi sembra di leggere post indignati, anzi, in giro vedo simboli con lo stato di palestina che comprende tutta l'area, anche i territori di israele.
Anche la connotazione negativa del termine "sionista" è antisemita, mi spiace dirlo. Il sionismo è il movimento di autodeterminazione degli ebrei per avere uno stato, non c'entra niente con la politica del governo di israele. Infatti, e torniamo alla (mancata) conoscenza della storia, israele ha "occupato" i territori palestinesi a seguito della guerra (iniziata dai paesi arabi) nel 1967, Prima quei territori erano occupati dall'egitto e dalla giordania. Però il sionismo è nato nell'800, come la mettiamo?
Essere antisionisti vuol dire essere contro il diritto degli ebrei di avere una terra, quindi vuol dire essere antisemiti.
Si può essere benissimo contrari alle politiche dello stato di israele, ma non si può essere "antisionisti".
Il punto è che tutto questo è frutto della propaganda di Hamas, che punta (e ci riesce) a manipolare l'opinione pubblica mondiale, confenzionado fake news su fake news (è di oggi la notizia che un la malnutrizione di un bambino di gaza arrivato in italia con tanto clamore in realtà è causata da una malattia genetica). Ieri il collega ha fatto l'analogia (ripeto, orripilante) tra hamas e una vittima bullizzata; un'analogia più corretta è quella con Kevin Spacey. Accussato di molestie, messo alla gogna, annullati tutti i film e le serie, vita distrutta per anni e poi? Le accuse erano false.
In ogni caso, come disse Golda Meier:"Meglio essere antipatici da vivi che simpatici da morti"
e' evidente che non si tratti di un genocidio, perchè l'obiettivo di israele è annientare Hamas, un organizzazione terroristica, non i palestinesi in quanto tali. Il vero genocidio, ripeto, tenta di farlo Hamas, tanto che nelle sue parole e nei suoi gesti mira a uccidere gli ebrei in quanto ebrei. Però non sono riusciti a farlo.
Per Hamas non c'è soluzione se non quando tutti gli ebrei se ne saranno andati. Su questa affermazione però non mi sembra di leggere post indignati, anzi, in giro vedo simboli con lo stato di palestina che comprende tutta l'area, anche i territori di israele.
Anche la connotazione negativa del termine "sionista" è antisemita, mi spiace dirlo. Il sionismo è il movimento di autodeterminazione degli ebrei per avere uno stato, non c'entra niente con la politica del governo di israele. Infatti, e torniamo alla (mancata) conoscenza della storia, israele ha "occupato" i territori palestinesi a seguito della guerra (iniziata dai paesi arabi) nel 1967, Prima quei territori erano occupati dall'egitto e dalla giordania. Però il sionismo è nato nell'800, come la mettiamo?
Essere antisionisti vuol dire essere contro il diritto degli ebrei di avere una terra, quindi vuol dire essere antisemiti.
Si può essere benissimo contrari alle politiche dello stato di israele, ma non si può essere "antisionisti".
Il punto è che tutto questo è frutto della propaganda di Hamas, che punta (e ci riesce) a manipolare l'opinione pubblica mondiale, confenzionado fake news su fake news (è di oggi la notizia che un la malnutrizione di un bambino di gaza arrivato in italia con tanto clamore in realtà è causata da una malattia genetica). Ieri il collega ha fatto l'analogia (ripeto, orripilante) tra hamas e una vittima bullizzata; un'analogia più corretta è quella con Kevin Spacey. Accussato di molestie, messo alla gogna, annullati tutti i film e le serie, vita distrutta per anni e poi? Le accuse erano false.
In ogni caso, come disse Golda Meier:"Meglio essere antipatici da vivi che simpatici da morti"